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"Le nostre stagioni leggere -( Haiku)" di Riccardo Cardellicchio




Haikai o haiku. Forma poetica brevissima, la più breve. Non ha metro né rima.
E’ composta di diciassette sillabe divise in tre versi: cinque, sette, cinque. Quindi, per contare le sillabe non servono sinalèfe, dialèfe, sinèresi, dièresi e accentazioni.
L’haiku deve avere sempre un kigo, cioè un riferimento a elementi delle stagioni.
Nella sua estrema brevità - affermano gli studiosi - l’haiku riesce a dare ai lettori un massimo di impressioni con un minimo di espressioni. Costituisce - rilevano altri - una semplice pennellata, che lascia però sfumature in una completa armonia. C’è anche chi sostiene che gli haiku sono, in definitiva, impressioni, fantasia, sensazioni enunciate in poche sillabe, quasi proposte come tema di meditazioni.
Fondamentali, per la poesia haiku, sono “semplicità e asciuttezza di concetto, assenza di retorica, una breve visione e un ancor più breve sussurro di parole”.
Scrive, Takahama Kyoshi: “Mentre il vento autunnale/ sta soffiando impetuoso/ ai miei occhi/ ogni cosa si tramuta/ in haiku”.
L’haiku nasce in Giappone dal renga (poesia a catena), in gran voga nelle corti del XVII secolo. Il più famoso haijin (così è chiamato l’autore di haiku) è Matsno Basho (1643-1694).
Abbandonato il genere comico, l’haiku si sofferma sui sentimenti, dà spazio soprattutto alla natura. L’haiku ha un posto anche nella narrativa: è l’haibun, “divagazione leggera e spiritosa su soggetti semplici come un insetto, un ombrello, una teiera, un albero”. In pittura (haigo) è applicato nella combinazione dipinto e poesia.
C’è da aggiungere che oggi l’haiku abbandona spesso “i canoni rigidi della tradizione” per inserirsi nella vita quotidiana, in tutti i suoi aspetti, e per scandagliare i sentimenti. Anche il numero delle sillabe non è sempre rispettato. Il numero dei versi, sì.




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le rose rosse
ricordavano storie -
tocchi leggeri


le foglie morte:
il tempo demolisce
le illusioni


sere estive:
nel mare di lucciole
tace la mente


campo incolto:
la luna seminava
opalescenze


il vento freddo
s’ingolfa - la valle
rabbrividisce


il biancospino
dipana i corimbi -
è primavera


il fil di fumo
scalfisce il tramonto -
voli d’ombre


svetta la quercia
sul colle degli eroi -
quattro le croci


campo di gigli:
il profumo incanta
l’ape regina


canto: la voce
rimbalza tra le felci
e si smarrisce


notte di stelle:
le ombre scolpiscono
statue di vento


il viaggiatore
oltrepassa la notte
con un brivido
( rileggendo Calvino)


si sta facendo
chiaro e le colline
sono rugiada
(rileggendo Hemingway)


passi felpati
sulla ghiaia bagnata -
cuori orfani
( rileggendo Simenon)


grida di donne
modellano figure
nella pineta


il merlo canta
sul platano malato -
sembra un addio


il sole era
al tramonto: la casa
si fece fiamma


luci: frammenti
in un giorno piovoso -
occhi di pianto


quattro garzette
imbiancano l’erba
mossa dal vento


tra i pampini
l’uva rossa muore
come il giorno


nel vecchio bosco
un resto di maestrale
spettina lecci
(rileggendo Patrick Raynal)


la nuvolaglia
incatena il monte
regno del tuono


oggi arano
un coltivo avaro
mani antiche


plana il falco
sulla preda sperduta -
è un attimo


sulle rovine
l’ombra del passato
fatto di sangue


nella foresta
lame di sole caldo -
tele di ragno


il fiume secco
scheletrisce i pioppi -
nuda la terra


il giorno grigio
fa tetri i sorrisi
sulla collina
(rileggendo Irwin Shaw)


lieve si sposta
nuvola effimera
come farfalla


fatamorgana -
sospese nell’aria
vedo favole


crudo il cielo
traluce nel vespro -
reminiscenze


la luna piena
calamitava volti
innamorati


il ghirigoro
del pipistrello svela
il crepuscolo


erba medica:
passano allodole
su falci affilate


piove: scolora
il roseto giovane
tra le magnolie


bocca di lupo:
pianta, erba limone -
vivo leggende


sale la strada:
richiamo d’amore
tra le betulle


vaga l’ape:
è ebbra di nettare -
sole a picco


sullo sterrato
il furetto disegna
la sua libertà


il pellegrino
oltrepassa il ponte
pieno di storie


l’ordinotte
quieta il boscaiolo
stanco del giorno


le foglie gialle
ricoprono sentieri -
ricordi, pene


nuvola nera
libera la fantasia
(spinta dal vento)


Insonnia - ore
che passano incerte:
inquietudine


la neve turba
primule foglie felci -
pazzo aprile


rampa al sole
l’edera e sparge
frutti a bacca neri


l’oleandro
ornava il giardino -
infiorescenze


la galoppata
addolcì gli animi
(nell’aurora)


le margherite
attiravano mani –
piccoli sogni


mani esperte
imprigionano fiori
in grandi vasi


il corpo di lei
animava le ninfee –
giorni d’eros


salta la gazza
di là dalle ginestre,
innamorata


corre il cane
tra l’erba tenera
nel gioco folle


il campanile
esaltava la gioia
delle rondini

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